La Commissione europea ha aperto mercoledì alla flessibilità fiscale per gli investimenti energetici, estendendo la Clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche alla sicurezza energetica, ma con molti paletti.  La misura, annunciata nell’ambito del pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, consente agli Stati membri di utilizzare fino allo 0,3% del PIL all’anno nel triennio 2026-2028, con un tetto cumulato dello 0,6%, esclusivamente per interventi strutturali orientati alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Per l’Italia si stima una disponibilità compresa tra i 13 e i 14 miliardi di euro, a risposta delle richieste avanzate nelle scorse settimane dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva scritto a Ursula von der Leyen chiedendo di equiparare energia e difesa nella clausola di flessibilità.

La soddisfazione del governo è immediata. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parla di un risultato “impensabile fino a qualche mese fa”, frutto di “un lavoro lungo, serio e riservato”.

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“Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo”, aggiunge, “il MEF si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo ECR a Bruxelles, che celebra la “breccia nel muro dell’integralismo contabile” aperta dalla lettera di Meloni: “La possibilità di utilizzare un maggiore spazio di bilancio per aumentare la produzione energetica, soprattutto rinnovabile, libera risorse che i governi potranno utilizzare per alleviare il costo dell’energia su famiglie e imprese”.

L’opposizione, pur riconoscendo il passo in avanti, smonta in parte i toni trionfalistici della maggioranza. Il Partito Democratico, con i responsabili Economia e Ambiente Antonio Misiani e Annalisa Corrado, accoglie l’apertura come “un passo avanti positivo”, ma avverte che si tratta pur sempre di “debito pubblico aggiuntivo”, con il rischio di “acuire i divari tra gli Stati” a vantaggio di chi ha già più margini fiscali.

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Il PD chiede al governo di usare quegli spazi per “recuperare gli enormi ritardi accumulati sullo sviluppo delle rinnovabili, sull’efficienza energetica e sugli investimenti in reti e accumuli”, e invita l’esecutivo a finanziare le misure a sostegno delle famiglie più vulnerabili attraverso la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche.

Più pungente il vicepresidente di Italia Viva Davide Faraone, che ricorda come la stessa Commissione certifichi oggi che l’Italia “continua a soffrire di gravi squilibri macroeconomici, resta sotto procedura per deficit eccessivo, ha un debito enorme, una crescita della produttività stagnante e salari tra i più penalizzati d’Europa”.

L’esultanza di Meloni e Giorgetti, secondo Faraone, stride con il fatto che le risorse ottenute potranno essere spese “per fare l’opposto di ciò che il governo ha fatto fino a oggi: interventi strutturali, rinnovabili, elettrificazione, riduzione della dipendenza energetica. Più che festeggiare, insomma, c’è da lavorare.”

Sulla stessa linea il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra al Senato, Peppe De Cristofaro, che sottolinea la contraddizione di fondo: la flessibilità concessa da Bruxelles va “nella direzione della riduzione delle fonti fossili”, mentre il governo italiano ha condotto negli ultimi anni “una vera e propria ossessione contro la transizione ecologica e le fonti rinnovabili”.

In sostanza, secondo De Cristofaro, l’Europa ha detto sì a qualcosa di diverso da ciò che Meloni aveva in mente.

Dal Movimento 5 Stelle il vicepresidente Mario Turco allarga il quadro, ricordando che nella stessa giornata l’OCSE ha collocato l’Italia all’ultimo posto del G20 per la crescita del PIL, e che la Commissione descrive salari italiani tra i più colpiti dalla perdita di potere d’acquisto dal 2019 a oggi, con un -7,8% in termini reali rispetto a inizio 2021.

“L’unica cosa concreta per il Paese che l’Esecutivo Meloni-Giorgetti può fare è andarsene a casa”, conclude Turco.

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